Oltre al problema sintomi esiste la problematica delle alterazioni della mucosa esofagea. Il continuo contatto del succo gastrico con la mucosa induce uno stato infiammatorio cronico tale da poter indurre la trasformazione della mucosa esofagea in mucosa gastrica, ed il riscontro di cellule intestinali nell’ambito di questa mucosa gastrica si definisce Esofago di Barrett. Fu descritto per primo da Norman Barrett nel 1950, è una lesione precancerosa caratterizzata dalla sostituzione a livello della porzione distale dell’esofago del normale epitelio squamoso pluristratificato con epitelio cilindrico colonnare. Attualmente viene considerato come la conseguenza di RGE cronico che determina la comparsa di una condizione infiammatoria i cui processi di riparazione portano alla proliferazione di cellule che si differenziano verso un epitelio di tipo gastrico o intestinale. L’epitelio colonnare si estende variabilmente in senso prossimale in forma di isole o lingue oppure in senso circonferenziale. Se l’estensione è limitata, la diagnosi endoscopica è difficile.
L’Esofago di Barrett è presente nel 6-12% dei pazienti con malattia da reflusso gastro-esofageo (GERD), in meno dell’1% in soggetti non selezionati. È più comune negli uomini, tra i 50 e i 60 anni, e di etnia caucasica. Esiste una stretta correlazione tra estensione della metaplasia e severità della MRGE e dell’esofagite. Il rischio di sviluppare un Esofago di Barrett è, infatti, maggiore in caso di precoce esordio della sintomatologia da reflusso, cronicità dei sintomi e instaurarsi delle complicanze.
Il rischio di progressione verso il tumore è relativamente basso, stimato intorno allo 0,22% – 0,5% per anno nei pazienti monitorati. La probabilità complessiva che un paziente con Barrett sviluppi un cancro nel corso della vita è stimata tra il 2% e il 5%. Tale rischio è significativamente aumentato (fino a oltre 100 volte) rispetto a chi non presenta questa condizione, ma resta basso in termini assoluti.
Data la natura precancerosa della lesione, i pazienti con Esofago di Barrett devono sottoporsi a programmi di sorveglianza endoscopica periodica (gastroscopia con biopsie). Lo scopo è individuare la displasia precocemente, prima che si trasformi in tumore invasivo. In caso di displasia di alto grado o displasia di basso grado confermata, si possono attivare terapie endoscopiche (come la termoablazione) per eliminare il tessuto a rischio.
La diagnosi è basata essenzialmente sul reperto istologico-bioptico, in quanto il solo esame endoscopico non è in grado di confermare né di escludere con certezza tale condizione, soprattutto in presenza di infiammazione esofagea.
In base all’estensione della metaplasia oltre la porzione mediana dell’esofago si distinguono 2 tipi di Esofago di Barrett: un tipo corto e un tipo lungo, quest’ultimo maggiormente associato ad evoluzione in adenocarcinoma.
Risulta evidente, pertanto, l’importanza di sottoporre il paziente ad un preciso programma di sorveglianza endoscopica per accertare l’esistenza della displasia e quindi diagnosticare precocemente l’evoluzione neoplastica.
Il protocollo di sorveglianza per l’Esofago di Barrett (EB) è basato sul grado di displasia istologica che indica una alterazione dello sviluppo cellulare o tissutale, caratterizzata da crescita anomala, perdita di uniformità (pleomorfismo) e disorganizzazione strutturale. E’ una condizione pre-neoplastica o un “adattamento” patologico, può essere lieve, moderata o severa.
- Assenza di displasia: endoscopia ogni 3 anni se l’Esofago di Barrett è >1 cm.
- Displasia di basso grado (LGD): confermata da patologo esperto, endoscopia ogni 6 mesi per il primo anno, poi annuale.
- Displasia di alto grado (HGD): trattamento endoscopico (es. resezione o ablazione) o sorveglianza stretta a breve termine.
- Esofago di Barrett < 1 cm: la sorveglianza non è generalmente raccomandata.